La fotografia
è un frammento di tempo e di spazio.
In un mondo dominato dalle immagini fotografiche tutti i confini
appaiono discutibili: chi fotografa compie una scelta e nella scelta
impone alla realtà delle cornici necessarie. E
così ogni cosa può essere separata da
un’altra, o viceversa, può ad un’altra
essere annessa. Attraverso la macchina fotografica la realtà
diventa un insieme di particelle a sé stanti, di pezzetti
maneggevoli, perciò se da una parte è negata la
connessione tra essi, dall’altra ogni frammento fotografico
ha in sé il carattere di un mistero.
L’abilità della fotografia sta nel dichiarare
apertamente che questa è la superficie e nel lasciare
all’intuizione, alla riflessione, alla fantasia
ciò che debba essere poi la realtà. Se questo
è il suo aspetto com’è la
realtà? La fotografia ci mette sotto gli occhi questa
superficie strappata alle cose.
Tuttavia, nel rappresentare la realtà, la macchina
fotografica nasconde sempre di più rispetto a quanto
effettivamente riveli, non solo perché
nell’individuare un soggetto si compie una scelta (spazio),
ma anche perché immobilizzando l’istante (tempo)
viene meno la narrazione che è l’elemento grazie
al quale siamo abituati a comprendere le cose.
L’immagine fotografica, quindi, congelando il tempo e
sospendendo lo spazio, offre una conoscenza del mondo per cui
è sempre necessario sbarazzarsi di tutto ciò che
c’è intorno alla foto, di tutto ciò di
cui non si parla.
Ma è proprio questo mutismo a rendere le fotografie tanto
affascinanti! È quello che non c’è. Nel
silenzio della fotografia il mondo si ferma e cristallizzandosi diventa
più afferrabile di quanto non lo sia davvero… In
queste foto ritroviamo, allora, frammenti di passeggiate metropolitane,
istanti offerti dai passanti, dettagli, braccia, mani, gambe, gesti.
Sguardi rapidi su corpi in movimento.
Parti circoscritte, spazzate dal tutto, momenti nitidi o resi opachi e
rugosi dalla stampa. Occhi, carezze, scarpe e bolle di
sapone…
E’ il mondo sgretolato in pezzetti eterogenei poco
trasparenti così come ci appaiono nel momento in cui li
viviamo. È la vita che si manifesta sotto forma di frammenti
non immediatamente comprensibili.
Frammenti in cui soltanto dopo, nello sguardo retrospettivo, gli eventi
possono avere un ordine e assumere un significato. Forse.