testo di I. Pedicini 2008 
La fotografia è un frammento di tempo e di spazio. In un mondo dominato dalle immagini fotografiche tutti i confini appaiono discutibili: chi fotografa compie una scelta e nella scelta impone alla realtà delle cornici necessarie. E così ogni cosa può essere separata da un’altra, o viceversa, può ad un’altra essere annessa. Attraverso la macchina fotografica la realtà diventa un insieme di particelle a sé stanti, di pezzetti maneggevoli, perciò se da una parte è negata la connessione tra essi, dall’altra ogni frammento fotografico ha in sé il carattere di un mistero. L’abilità della fotografia sta nel dichiarare apertamente che questa è la superficie e nel lasciare all’intuizione, alla riflessione, alla fantasia ciò che debba essere poi la realtà. Se questo è il suo aspetto com’è la realtà? La fotografia ci mette sotto gli occhi questa superficie strappata alle cose. Tuttavia, nel rappresentare la realtà, la macchina fotografica nasconde sempre di più rispetto a quanto effettivamente riveli, non solo perché nell’individuare un soggetto si compie una scelta (spazio), ma anche perché immobilizzando l’istante (tempo) viene meno la narrazione che è l’elemento grazie al quale siamo abituati a comprendere le cose. L’immagine fotografica, quindi, congelando il tempo e sospendendo lo spazio, offre una conoscenza del mondo per cui è sempre necessario sbarazzarsi di tutto ciò che c’è intorno alla foto, di tutto ciò di cui non si parla. Ma è proprio questo mutismo a rendere le fotografie tanto affascinanti! È quello che non c’è. Nel silenzio della fotografia il mondo si ferma e cristallizzandosi diventa più afferrabile di quanto non lo sia davvero… In queste foto ritroviamo, allora, frammenti di passeggiate metropolitane, istanti offerti dai passanti, dettagli, braccia, mani, gambe, gesti. Sguardi rapidi su corpi in movimento. Parti circoscritte, spazzate dal tutto, momenti nitidi o resi opachi e rugosi dalla stampa. Occhi, carezze, scarpe e bolle di sapone… E’ il mondo sgretolato in pezzetti eterogenei poco trasparenti così come ci appaiono nel momento in cui li viviamo. È la vita che si manifesta sotto forma di frammenti non immediatamente comprensibili. Frammenti in cui soltanto dopo, nello sguardo retrospettivo, gli eventi possono avere un ordine e assumere un significato. Forse.


                           

 

                              

 

 

Questa è la superficie